Li pettuli
Le pettole sono delle frittelle caratteristiche fatte con farina, acqua,
lievito e con un pizzico di sale. Con questi ingredienti viene preparato un
composto fluido e ben amalgamato che si lascia riposare e lievitare per un po’
di ore.
Una volta che l’impasto è ben lievitato si mette a friggere in abbondante olio di oliva, lasciando cadere nell’olio bollente dei piccoli boli creati con le mani oppure con l’ausilio di un cucchiaio da cucina.
Si gustano calde avvolte di miele o spolverate di zucchero.
La fantasia culinaria, in un territorio dove la natura generosa offre un’immensità di sapori e profumi, si è estesa, creando anche una versione salata delle pettole, dove viene aggiunto all’impasto iniziale, un po’ di pomodorini, olive nere , capperi e alici tagliati a pezzettini. Anche questo tipo di “pettuli” si gustano caldissime appena estratte dall’olio, fragranti e dorate sono un piccolo e invitante sfizio per il palato.
La tradizione di queste frittelle è antichissima, e vuole che siano preparate nel periodo pre - natalizio ed esattamente alla vigilia di due feste importantissime: quella del Santo Natale e quella dell’Immacolatala. In quest’ultima occasione, l' usanza religiosa voleva, che si mangiassero rigorosamente alla sera, insieme ad un'altra pietanza tipica “La Tria cu llu baccalai”, dopo aver rispettato una giornata di digiuno dedicato alla “Santissima Immacolata”.
L’origine della giornata di digiuno risale al 1664 e si narra che iniziato nelle nostra Manduria si sia esteso in tutta Italia a in altre nazioni, grazie alla Confraternita della Beatissima Vergine. Verso il 1664 la terra di Manduria, che allora si chiamava Casalnuovo, era talmente flagellata dal castigo dei fulmini durante continui e violenti temporali, che quasi ogni giorno giungevano dalle campagne carri carichi di contadini morti perché colpiti da ‘saette’. Gli abitanti del paese, pensando che fosse un castigo del cielo e non sapendo cosa fare, si rivolsero alla Confraternita che già allora esisteva.
Un sacerdote, “Don Andrea Durante”, si rivolse a Napoli, ad una Serva di Dio, “Suor Maria Villani”, la quale dopo aver tanto pregato e riflettuto, disse che per ottenere il perdono di Dio e per liberarsi dal castigo, era necessario che ognuno facesse un digiuno a pane ed acqua in onore della Beata Vergine Immacolata. All’inizio pochi rispettarono questa richiesta, ma quando si vide che quelli che osservavano il digiuno non venivano colpiti dai fulmini, mentre gli altri continuavano a morire, tutti si associarono al digiuno e le morti cessarono.
D’allora questa tradizione viene rispettata ogni anno e in tante parti del mondo.

