Processione "San Pietro"
LA Processione del Sac. Leonardo Tarentini >>>>
...Venivano dai lontani paesi della fascia pre-murgiana partendo gli ultimi
giorni di marzo con carri e birocci alla barese, in comitiva, per giungere il
primo aprile al Santuario di San Pietro in Bevagna. Venivano già rifacendo i
tratturi che gli armenti in transumanza percorrevano ogni anno per raggiungere
la Marina di Giannuzzi o la Scolcola, Piacentini o Cuturi o una delle tante
masserie di Avetrana e dell'Arneo sotto Nardò. Venivano i massari a pagare lo
sverno di pecore e vacche, dandosi convegno con i fattori dei proprietari delle
masserie dove il bestiame aveva svernato, testimone il monaco rettore del
Santuario, e si contrattava per l'anno successivo e sempre in formaggio prodotto
e per capo di bestiame. Portavano con le famiglie nel paradiso
della macchia mediterranea stupendamente chiazzata del giallo della rifiorente
spinaruta ove si potevano far mazzi di asparagi selvatici o raccogliere
ampasciuni da arrostire nella brace la sera.
Si sistemavano nei comodi e vasti appartamenti delle Case di San Pietro messi a loro disposizione, per tre giorni, dal Rettore e qui si organizzavano in comunità provvisoria, scambiandosi visite e regali, invitandosi a pranzo, facendo e rinnovando amicizie, radunandosi intorno ai fuochi sullo spiazzo, la sera, o assistendo alle abbeverate delle mandrie al Chidro, dopo la camminata sulla riva del mare. Molti di loro non lo conoscevano il mare e la prima volta, vedendolo, se ne spaventavano o stranamente se ne meravigliavano specialmente quando i pescatori offrivano di barattare, con pane e formaggio, pesci ancora guizzanti, profumatissimi di acqua di mare. Per tre giorni si aspettavano gli armenti al raduno e per tre giorni si ascoltava la messa e ci si preparava a lucrare la perdonanza per i peccati commessi.
II pomeriggio del tre aprile ci si riuniva sul
sagrato della chiesolina e si riviveva la Via Crucis inginocchiandosi ad ognuno
dei dodici cippi, sormontati da croci di legno, eretti intorno alla torre.
Subito dopo c'era la benedizione del bestiame che si faceva girare tre volte
intorno alle mura di quella torre a cappieddu ti preti. Il Rettore benediceva e
sceglieva per sè, quasi obolo per l'ospitalità concessa, il miglior capo
di bestiame. L'ultimo segno di croce, l'ultima genuflessione, l'ultimo sguardo al
limpidissimo mare e i campanacci degli armenti dei paesi più lontani si
immettevano per primi sull'interminabile strada ti li vaccari. Andavano di notte,
riposando il giorno vicino ai pozzi di abbeverata; andavano al balugino della
lampada del capo mandriano che da solo e a piedi precedeva; se ne andavano
lasciandoci gli acquitrini e la desolazione, la malaria e la disperazione.
