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Cartapesta nelle Chiese

Chiesa della S.S. Trinità

Matrice

SCHEDA N. 1

  • SOGGETTO: MADONNA dei FIORI
  • AUTORE: Giuseppe Manzo (I849-1942)
  • CRONOLOGIA: sec. XIX -1898
  • DIMENSIONI: cm. 200x120x75
  • MATERIA E TECNICA: cartapesta dipinta
  • STATO DI CONSERVAZIONE: discreto
  • COLLOCAZIONE: I altare a sinistra
  • PROVENIENZA: ubicazione originaria
  • CONDIZIONE GIURIDICA: proprietà ente ecclesiastico
  • BIBLIOGRAFIA: L. Tarentini, 2000, p. 97

La scultura raffigura la Madonna che regge suI braccio sinistro il Bambin Gesù, coperto solo da un panno bianco dai bordi dorati, nell’atto di porgerle la manina. L’affettuoso gesto è ricambiato dalla Vergine che, in posizione eretta, ha il capo appena inclinato e contornato da dodici stelle, simbolo del popolo di Dio. Lo sguardo è rivolto in basso e i piedi posano su un semiglobo terrestre. Indossa una tunica beige con bordura dorata e un mantello azzur­ro, simbolo di verità celeste, che l’avvolge quasi per intero e anche questo riccamente decorato ai bordi. A sinistra, due sorridenti angioletti sospesi, le rivolgono lo sguardo; così un terzo in basso a destra.

La buona fattura deI simulacro, costato allora 150 lire, comprova ancora una volta la perizia del consumato artefice. Il Manzo, infatti, nonostante replicasse, per ovvi motivi commerciali, i simulacri maggiormente in "voga", comunque realizzava opere che, per impianto compositivo, plasticità e ricercate decorazioni, si differenziavano l'una dall'altra. Questa circostanza, suffragata peraltro dalla pubblicistica di quegli anni, gli consentì di accresce­re sempre più la sua fama, acquisita sin dall'adolescenza nei laboratori di artisti del calibro di Luigi Guerra, Achille Castellucci, Andrea Majola, Angelantonio Paladini, Anselmo De Simone.

Il brevetto assegnatogli da Umberto I nel 1890, con la facoltà di inserire lo stemma reale nell'insegna del suo laboratorio di sculture in cartapesta e i numerosi premi e riconoscimenti in Italia e all’Estero, testimoniano la predilezione per questa forma d’arte e, soprattutto, la passione per l'arte sacra.

Oronzo Solombrino, uno dei tanti allievi, nelle sue Memorie, racconta del maestro come di un artista che, pur seguendo personalmente nel suo laboratorio i vari stadi di realizzazione di un’opera, riservava a sé il compito di modellare le parti anatomiche.