La Macchia Mediterranea
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MIRTO
- Nome botanico: Mirtus communis
- Nome dialettale: Murtèdda
- Famiglia: Mirtacee Caratteristiche Il mirto è un arbusto sempreverde, tipico della macchia mediterranea. Le foglie sono piccole e di un verde brillante; i fiori sono bianchi, molto profumati e sbocciano in estate.
- Il frutto è una piccola bacca nero - bluastra che matura in inverno ed è fortemente aromatica.
- Il nome del mirto deriva da Mirsine, fanciulla attica che, secondo la leggenda fu uccisa da un giovane da lei vinto in gara. La dea Atena la trasformò in questo arbusto. Usi Presso i Romani era considerata una pianta sacra a Venere e con i suoi rametti si facevano corone per adornare poeti ed eroi. Serviva anche per ornare le case degli sposi e, ancora oggi, in alcuni paesi, viene messa insieme ai fiori d'arancio nei mazzi degli sposi. Plinio il Vecchio affermava che la salsa ricavata dai frutti di mirto costituiva uno squisito accompagnamento all'arrosto di maiale. Dalla distillazione delle foglie, dei fiori e della corteccia si ricava l'acqua di mirto o acqua angelica usata come astringente e in profumeria. Inoltre , dalla distillazione delle foglie si ricava l'olio di mirto di colore giallognolo, usato in medicina come balsamico e antisettico. Le nostre nonne bruciavano le foglie e la cenere veniva usata negli arrossamenti dei bambini. Le foglie secche, fatte bollire in un litro di acqua venivano usate come digestivo e come stimolante dell'appetito. Il frutto veniva usato per fare marmellate e un liquore amarognolo, ma gradevole. Inoltre, veniva usato per aromatizzare il vino che si trovava nei capasuni.
- Modi di dire: Il termine Murtedda, veniva anche usato nella stipula dei contratti, i quali dovevano svolgersi nella più assoluta regolarità: "Non nci'onnu abessiri né chiacchiri né murteddi".
OLIVO SELVATICO
- Nome Botanico: Olea oleaster
- Nome dialettale: Tièrmiti
- Famiglia: Oleacee
- Caratteristiche: Albero sempreverde diffuso nella zona mediterranea, a chioma molto raccolta e dai rami spinosi. le foglie sono corte, piccole e di un colore verde-grigio. Fiorisce in estate e i suoi fiori sono molto piccoli e bianchi. I frutti sono anche molto piccoli, poco carnosi e, anche quando sono maturi, sono amarissimi.
- Usi: Ancora oggi si usa come portainnesto dell'olivo coltivato (Cilini e Uialori). Anticamente veniva tagliato a forma di y (ipsilon) e dai sensitivi veniva usato per vedere in quale punto del sottosuolo ci fosse acqua sorgiva prima di scavare un nuovo pozzo. I rami sottili venivano usati per mettere "lu Cannulicchiu alla sciuscettula ti lu tularu". Con i rami duri e dritti si facevano (li margiali pi li zappi).
PERO MANDORLINO
- Nome botanico: Pirus Amigdaliformis
- Nome dialettale: Calapricu
- Famiglia: Rosacee
- Caratteristiche: Piccolo arbusto selvatico con rami espansi e spinosi. Le foglie caduche, hanno forma ovata, dentellata ai margini, di colore verde scuro, lucido di sopra e glauco di sotto. I fiori sono bianchi o rosati e i frutti, piccoli, sono di colore marrone, dal sapore aspro, ma ricchi di sostanze nutritive.
- Usi: Il pero selvatico viene usato per innestare le numerose varietà di pero che forniscono frutti per le nostre tavole. Con il legno di colore rosso - marrone pallido si fanno strumenti musicali, incisione, tornitura. Un tempo il legno veniva usato, anche, per costruire le statue dei Santi (vedi le nostre statue di San Leonardo e San Giuseppe): I frutti possono essere consumati crudi, cotti o secchi, oppure possono servire per preparare marmellate, canditi, succhi. I nostri nonni solevano conservare i frutti del pero selvatico, tirati acerbi, in luoghi asciutti, sotto uno spesso strato di paglia.
PERO SELVATICO
- Nome botanico: Pirus piraster
- Nome dialettale: Piràscinu
- Famiglia: Rosacee
ROSMARINO
- Nome botanico: Rosmarinus officinalis
- Nome dialettale: Rosamarina
- Famiglia: Labiate Caratteristiche
- Il rosmarino è un arbusto sempreverde e aromatico, alto da pochi centimetri a 1,50 metri, con piccole foglie verdi e lineari. I piccoli fiori, azzurro - violacei si raccolgono in corti grappoli lungo la parte terminale dei rami. E' una pianta spontanea, assai frequente nella macchia mediterranea e nei luoghi vicino al mare.
- Usi:Tutta la pianta secerne un olio dal gradevole odore resinoso e, in Francia, viene usato in profumeria, per la preparazione dell'acqua di Colonia. I rametti macerati in alcool costituiscono uno stimolante contro dolori articolari e muscolari (reumatismi). Le sue proprietà stimolanti venivano sfruttate per un bagno tonificante. Lo si preparava versando nell'acqua della vasca da bagno un abbondante infuso di rosmarino (300 gr. di rosmarino in tre litri d'acqua). Ancora oggi le foglioline vengono usate come elemento aromatizzante per la preparazione dell'arrosto, carne insaccata, riso in bianco, dolci di tipo tradizionale. Le nostre nonne lo mettevano in sacchettini di stoffa e lo appendevano negli armadi perché allontanavano il tarlo.
ROVO
- Nome botanico: Rubus ruticosus
- Nome dialettale: Sckràscia
- Famiglia: Rosacee Caratteristiche
- Il rovo è una pianta comune nei boschi e nelle siepi, con fusto arcuato o prostrato e rami lunghi, provvisti di spine. Le foglie sono formate da tre, cinque, sette foglioline con spine nelle nervature mediane. I fiori bianchi o rosa sono raccolti in grappoli terminali. I frutti sono carnosi, prima rossicci e poi neri a maturità e vengono detti comunemente "More".
- Usi: Del rovo vengono maggiormente sfruttate le foglie, le quali, in decotto, vengono usate per le loro proprietà astringenti, emostatiche, diuretiche e antidiabetiche. Le donne, in caso di mestruazioni abbondanti e prolungate, si facevano un decotto di foglie e lo prendevano a cucchiai più volte al giorno. Le foglie secche venivano tritate e messe sulle ferite come disinfettante e cicatrizzante. Si mettevano anche sui foruncoli per farli maturare. Il decotto con foglie, miste con aglio, si usava come vermifugo. I germogli di rovo, colti prima di spuntare, lessati e conditi con olio, aceto, sale e pepe, costituivano un'insalata insolita, ma deliziosa. Le more (frutti del rovo) sono diuretiche e vengono utilizzate per ottime conserve e marmellate.
SCILLA MARINA
- Nome botanico: Urginea Maritima
- Nome dialettale: Cipuddazza
- Famiglia: Liliacee
- Caratteristiche: Pianta erbacea di terreni sabbiosi, alta dai novanta ai centocinquanta centimetri e viene detta anche "Cipolla marina" o "Squilla". Ha un gran bulbo tunicato, foglie grandi ovate, lanceolate e fiori ermafroditi bianchi. Il frutto è a forma di capsula membranacea. E' una pianta velenosa. Usi Le squame del bulbo sono usate in medicina per le loro proprietà cardiotoniche, diuretiche, fluidificanti, broncopolmonari. La "Cipuddazza Rossa" si usava come veleno per i topi, però, man mano che seccava, le sue caratteristiche benefiche diminuivano rapidamente. Un tempo veniva usata per addobbare i presepi.
TIMO
- Nome botanico: Thymus capitatus
- Nome dialettale: Tumu
- Famiglia: Labiate
- Caratteristiche: Il termine "Timo" deriva dal greco Thimis (profumo), oppure dall'egiziano Tham che era il nome di un unguento profumato per imbalsamazioni. Il timo è una piantina alta fino a 30 cm e predilige i terreni caldi e aridi. I fiori sono piccoli di colore rosa, lilla o bianchi. Usi Il timo contiene sostanze molto energetiche tra cui il "Timolo" (antisettico, antispasmodico, vermifugo). I contadini anticamente usavano il timo per pulire i recipienti di creta per il vino (li capasuni). Nei palmenti si usava per pulire tutto il locale e come colino per separare la vinaccia dal mosto. Quando qualcuno era affetto da malattie respiratorie, veniva portato nella macchia, una persona calpestava le piante di timo e l'ammalato respirava profondamente. Nelle masserie veniva raccolto per alimentare il fuoco quando si doveva cucinare la ricotta (si cucinava "all'ampa"). Le donne si servivano del timo per profumare cibi, per aromatizzare ( li cuzzeddi) e appendevano uno stelo in casa per profumarla: veniva usato, cioè, come deodorante.
Lavoro eseguito dalla scuola Marugi-Frank di Manduria
