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La Macchia Mediterranea

Prima pagina

ASPARAGO

  • Nome botanico: Asparagus acutifolius
  • Nome dialettale: Spalici
  • Famiglia: Gigliacee
  • Caratteristiche: L'asparago è una pianta sempreverde con rami rigidi; le foglie derivano dalla trasformazione dei rami e i fiori, di colore verdognolo, hanno simmetria raggiata. Il frutto è una bacca verde.
  • Usi: I germogli giovanissimi, TURIONI (Spalici) che si raccolgono da marzo a giugno , prima che si trasformino in spine, vengono consumati crudi o cotti. Vengono impiegati per la cura di anemie, diuresi, fegato e le radici servono come sedativi del cuore. Lessati e conditi con formaggio e uova ci danno delle squisite frittate. Gli asparagi selvatici sono ottimi e hanno un sapore più pronunciato di quelli coltivati.

CISTO MARINO

  • Cisto di Montpellier Nome botanico: Cistus monspeliensis
  • Nome dialettale: Mucchiu
  • Famiglia: Cistacee
  • Caratteristiche: Il Cisto marino è un arbusto sempreverde con foglie lanceolate, aromatiche, lunghe e pelose e di un colore grigio verde.
  • I fiori, di breve durata, sono bianchi o rosei e ricordano quelli delle rose selvatiche. 
  • Il Cisto non è gradito dal bestiame a causa della sua viscosità.Il nome dialettale è "Mucchiu" e la sua pianta parassitaria è un fungo edule (buono a mangiare), chiamato "Mucchialuru".
  • Usi:  Dai fiori e dalle foglie si ricava il Ladano, un olio aromatico, che ha proprietà  emollienti e viene usato per fare profumo. Questo balsamo resinoso serve in medicina come unguento.

CORBEZZOLO

  • Nome botanico: Arbustus unedo
  • Nome dialettale: Frùsciulu
  • Famiglia: Ericacee Caratteristiche
  • Albero sempreverde tipico dei boschi e delle macchie nelle regioni mediterranee; ha il fusto e i rami rossastri e le foglie lanceolate dal margine seghettato, coriaceo, lucido di colore verde - scuro.
  • I fiori bianchi e campanulati sbocciano in autunno, mentre i frutti rossi dell'anno precedente stanno ancora maturando.
  • Per l'accostamento dei colori e delle foglie (verdi), dei fiori (bianchi), dei frutti (rossi), era stato eletto "Pianta nazionale" nel periodo del Risorgimento. Il frutto è rivestito da una buccia granulosa; è commestibile anche se poco saporito.
  • Usi: Il legno del corbezzolo è un legno dolce, ma compatto ed omogeneo per cui si può lavorare e levigare, ricavandone oggetti intarsiati.  In medicina con il frutto, le foglie e le radici si preparano dei decotti che hanno proprietà antinfiammatorie, astringenti e diuretiche, grazie alla presenza del "Tannino". I frutti sottoposti a fermentazione danno un liquore alcolico e digestivo, detto "Vino d'arbusto". Dalle foglie e dal legno si ricava un liquido che viene usato in conceria per tingere pelli e stoffe.
  • I fiori sono visitati dalle api e il miele di corbezzolo è molto pregiato. Dai nostri nonni veniva usato per addobbare il presepe.

FINOCCHIO SELVATICO

  • Nome botanico: Foeniculum Vulgare
  • Nome dialettale: Finucchiu
  • Famiglia: Ombrellifere Caratteristiche 
  • Il finocchio selvatico appartiene alla famiglia delle ombrellifere e cresce spontaneo nei luoghi caldi, aridi e incolti. La pianta può raggiungere i due metri di altezza; le foglie alterne pennatosette filiformi abbracciano il fusto con guaine dilatate carnose che costituiscono la parte mangereccia. I fiori sono piccoli, gialli, riuniti in ombrelle e maturano semi di sapore gradevole, aromatico, acre - dolciastro, simile all'anice.
  • Usi: Il frutto e le radici dolciastre e aromatiche svolgono azione stomachica, diuretica, oftalmica. Dai semi in infusione con l'alcool si ottiene un buon liquore dal sapore di anice. Anticamente si faceva bollire tutta la pianta (steli, foglie, semi) e si otteneva un decotto digestivo, purgativo, rinfrescante. Contro il vomito, la nausea e le coliche intestinali si facevano bollire finucchiu, uergiu, foglie di salata e si dava, di solito, ai bambini appena nati. Viene usato, ancora oggi, per aromatizzare taraddi squatati, scarceddi, fichi cucchiati e i macellai lo mettono nella satizza. Col finocchio selvatico viene preparata l'acqua lorita per conservare le olive e i lupini.

GINESTRA SPINOSA

  • Nome botanico: Calicotome spinosa
  • Nome dialettale: Spinarùta
  • Famiglia: Papilionacee
  • Caratteristiche: Il ginestrone è un arbusto fitto, spinoso e sempreverde che prospera nei terreni aridi delle regioni mediterranee.  Le foglie sono spine dure, con piccole foglioline sistemate sulle spine più grandi.  I suoi fiori coloratissimi di un giallo brillante, ravvivano la macchia.  I boccioli, nei caldi giorni d'estate scoppiano per liberare i semi.
  • Usi: Il ginestrone è un eccellente materiale da ardere e brucia con fiamma intensa provocando incendi che si propagano facilmente. Viene piantato come siepe per formare recinti per il bestiame. Viene usato, anche, come portainnesto per il melograno e il limone. Un tempo con il ginestrone si facevano le scope per pulire i fumaioli delle case e fatto a "fascini", la domenica mattina, i contadini li mettevano sui traini e li vendevano "alli furnari".
  • Modi di dire: Quannu fiuresci la spinaruta ogni femmana oli punciuta. (Quando fiorisce il ginestrone ogni donna vuol fare l'amore).

LECCIO

  • Nome botanico: Quercus ilex
  • Nome dialettale: Lezza Famiglia: Fagacee
  • Caratteristiche: Il leccio è una delle querce italiane della macchia mediterranea. E' una pianta con tronco ramificato e foglie cuoiose ovali dentate, lucide superiormente e lanose e biancheggianti nella pagina inferiore. I frutti sono delle ghiande racchiuse per quasi due terzi in cupole squamose.
  • Usi: Il legname duro e pesante è ottimo materiale da ardere e viene anche usato nelle industrie di mobili. Dalla corteccia si ricava il "Tannino", una sostanza che in epoca greca e romana, veniva usata per il trattamento del cuoio e delle pelli. Le ghiande vengono utilizzate come mangimi per i suini.

LENTISCO

  • Nome botanico: Pistacia Lentiscus
  • Nome dialettale: Frasca Famiglia: Anacardiacee
  • Caratteristiche: Il lentisco è una pianta arbustacea cespugliosa con foglie sempreverdi imparipennate, cioè, composte da un numero dispari di foglioline. I fiori sono unisessuali e di colore giallo - verdastro. I frutti sono delle piccole drupe carnose rosse, globose e ricche di grassi. Questa specie è anche detta falso pepe perché le sue foglie e i suoi frutti se stropicciati, emanano un forte odore di pepe. Il fusto possiede un succo resinoso - gommoso.
  • Usi: L'uomo ha fatto del lentisco parecchi usi. Il tronco e i rami, incisi, trasudano una resina di gradevole odore e veniva usata per profumi e pomate, nonché per vernici e mastici. I Romani conservavano i frutti nel sale e servivano per profumare le carni. A Manduria, non molto tempo fa con la frasca si faceva lu scuparu per pulire il forno dalla cenere prima di mettere il pane. Lu scuparu si bagnava in un secchio e si passava sul piano del forno. Con quell'acqua, poi si facevano strofinazioni sulle parti doloranti sia degli animali che delle persone. Le foglie bollite venivano usate come astringenti per la gengivite, per i geloni e le ferite. Alcune persone, ancora oggi, usano fare con i rami di lentisco, il fondo e il bordo dei panieri (panari). Un tempo gli operatori ecologici si facevano la scopa con i rami di lentisco per pulire le strade e il contadino per scopare le olive. Inoltre, il lentisco, veniva appeso vicino alle osterie come insegna per indicare che in quel luogo si beveva vino.

Lavoro eseguito dalla scuola Marugi-Frank di Manduria