Ambienti ipogei In Puglia
l’estrema diffusione di rocce di natura calcarea si accompagna alla presenza di numerosi e diffusi fenomeni carsici. Alla grandiosità dei fenomeni superficiali (ambienti rupicoli), corrisponde un altrettanto patrimonio ipogeo. Gli speleologi segnalano oltre 1500 grotte nelle tre grandi aree calcaree: il Salento, le Murge ed il Gargano. L’importanza delle grotte pugliesi non è comunque determinata solo dal loro numero. Accanto a vistosi fenomeni come le grotte di Castellana, vi sono inghiottitoi molto profondi come la grave di Campolato sul Gargano, profonda 304m o la grave di Faraualla sulle Murge, profonda 260m; vi sono, inoltre suggestive grotte costiere, ricche di concrezioni e laghetti interni, come le grotte della Zinzulusa nel Salento. Oltre 200 grotte presentano tracce di frequentazione umana preistorica (pittura parietale nella grotta Paglicci sul Gargano). Nella grotta del Cervo a Porto Badisco, vi è la più ricca documentazione artistica post paleolitica d’Europa. L’origine delle cavità pugliesi deve risalire a circa 100 milioni di anni fa, quando il fondo del mare di Tetide emerse. Gli elementi naturali cominciarono a modellare le rocce calcaree. L ’acqua meteorica, infiltrandosi nelle fratture della roccia, cominciò ad eroderla ed a formare estese reti di circolazione sotterranea. Dall’erosione superficiale si passò alla deposizione con formazione di stalattiti e stalagmiti che rendono suggestivi questi delicati ecosistemi ipogei.

Lavoro svolto dalla scuola Marugj-Frank
